Lisa Gillis

Reads That Rock

 
La cura per una rottura è l’avventura di una notte?

Marissa Duplei ha un’unica missione. Tirarsi su, seppellire il ricordo del suo ex, e trovare qualcuno con cui lasciarsi andare a un po’ di sano sesso. Ma il sexy e tatuato musicista metal Jack (come hai detto che è il suo nome?) non è certo la solita avventura di ripicca, per la ragazza della porta accanto. 

Le donne si lanciano ai suoi piedi, gli gettano lingerie sul palco e urlano il suo nome. Marissa non ha la minima idea della sua identità pubblica, ma anche se inizialmente non gli si getta tra le braccia, finisce comunque col gettare a terra la sua lingerie e urlare il suo nome.

Estratto Jack Chi?

“Che tipo di musica ascolti? Ovviamente non la mia.” Di nuovo quel sorriso dolce ma sardonico, che già stava diventando come una droga.


Rusty terminò di lappare almeno metà della sua acqua e balzò su un comodo divano in pelle. Spostando lo sguardo dal cane al suo padrone, Marissa si sentì ancora una volta affascinata sia dal suo aspetto, sia dal carisma che trasudava da lui ad ogni suo respiro. Solo poche settimane prima, aveva imparato ad odiare i tatuaggi. Eppure ora, mentre i suoi occhi scorrevano sull’inchiostro che decorava entrambe le sue braccia, non vedeva ricordi dolorosi, ma solo arte bellissima. Nel lato interno del suo braccio sinistro era disegnato il manico di una chitarra che scompariva nel suo polso. Note di uno spartito musicale scorrevano a spirale sui suoi bicipiti e tricipiti, e lei si chiese di che canzone si trattasse. Jack bevve un altro sorso, e il movimento del suo braccio la distolse dai suoi pensieri.


Ricordandosi che lui le aveva fatto una domanda, rispose, “Di tutto, ma per lo più rock. Un po’ di metal. Ma la maggior parte di questi gruppi non li conosco.” Con quest’ultima parte, si riferiva alle band del festival. “Fanno un metal più pesante di quello che ascolto di solito.”


“La mia musica l’hai mai sentita?” Scuotendo la testa, Marissa gli chiese se lui e la sua band avessero già suonato. Ora fu lui a scuotere la testa. “Suoniamo tra due ore…E io mi sto rilassando. Sai, cerco di entrare nel giusto stato mentale.” Lei si ritrovò ad annuire, come se sapesse di cosa stava parlando, e Jack sollevò la birra con un altro sorriso accattivante. “La miglior medicina per la paura del palcoscenico.” “Paura del palcoscenico?” Mentre Marissa rifletteva sul fatto che aveva qualche dubbio riguardo a quell’affermazione, i suoi occhi fissavano il modo in cui la bottiglia toccava le labbra di Jack, e come il suo pomo d’Adamo si sollevasse e abbassasse ogni volta che lui deglutiva.


“Immagino che per te anche questo sia divertente.” Con aria di sfida, Jack sostenne il suo sguardo e un piccolo sorriso si formò all’angolo della sua bocca.


“E per chi non lo sarebbe?” Le sue parole suonarono un po’ sulla difensiva e la determinazione l’aiutò a mantenere il suo sguardo timido inchiodato al volto di lui. “Un musicista che ha paura di esibirsi…”








“Non è una cosa rara.”


Nonostante lui sembrasse sicuro della sua affermazione, lei non ne era così convinta. “Bè, se io avessi paura dei cani,” disse Marissa puntando lo sguardo su Rusty, che appiattì le orecchie sulla testa, “Non farei la veterinaria…”


“No?” Quelle sopracciglia scurissime s’inarcarono beffardamente, e i suoi occhi luccicarono divertiti, senza più ombra di risentimento. “Se mettessi un cerotto ad un cucciolo ferito e qualcuno ti vedesse, e pensasse che sei brava con le medicazioni, e ti offrisse quindi duecentocinquantamila dollari per prenderti cura di un’intera cucciolata, non lo faresti?” Le orecchie di Rusty si sollevarono di scatto quando il suo padrone guardò nella sua direzione. Il paragone alludeva chiaramente all’esibirsi e ai contratti discografici. Guardandolo con una sorta d’ammirazione, domandò, “È quello che è successo a te?” Scuotendo la testa, Jack prese un altro sorso della sua birra e poi la provocò, “No, non metterei mai un cerotto a un cane. Troppo complicato, con tutto quel pelo…”


Marissa non era una di quelle persone abituate ad alzare gli occhi al cielo, ma in quel momento sentì di averlo fatto inconsciamente e intravide la risposta nella scintilla che illuminò gli occhi scuri di Jack. Si era rilassata così facilmente, come se lui fosse un vecchio amico e allo stesso tempo, ogni neurone le trasmetteva piena consapevolezza di quell’uomo. La eccitava molto più lui, stando semplicemente fermo in piedi, di quanto avesse mai fatto Kel nel mezzo di situazioni molto più intime. Dentro di lei si stava verificando uno sconvolgimento, le sue parole e azioni erano dettate dalla libido e dall’impulsività, invece che dalla logica e dal buon senso. Lui rimase in silenzio a osservarla intensamente prendere un altro sorso, proprio come aveva fatto lei.


Lasciandosi andare al dolce incantesimo che sembrava circondarli, Marissa sospirò, “Quindi… è questa la miglior medicina per la paura del palcoscenico?” Inclinò la bottiglia e bevve un altro sorso con fare sensuale.


Gli occhi scuri di Jack si fissarono nei suoi, trasmettendo una consapevolezza istintiva e primitiva, da maschio a femmina. “Bè, magari non proprio la migliore…” La sua voce s’abbassò di alcuni decibel e il sospiro roco che giunse alle sue orecchie fu probabilmente il suono più erotico che Marissa avesse mai sentito.



“Qual è la migliore?” La sua domanda era più un sussurro che un sospiro.


Con il suo fidanzato aveva fatto la prima mossa centinaia di volte, e le era capitato qualche volta anche con i flirt dell’università, quando era particolarmente ubriaca. Ora, nonostante quel ragazzo fosse un estraneo e lei fosse relativamente sobria, lasciò scorrere le dita sulla sua pelle nuda, verso il basso, partendo dai disegni appena sopra i pettorali, fino a raggiungere la zip ancora aperta.


Sforzandosi di manifestare una tranquillità che non provava, sollevò la bottiglia per bere un altro sorso, ma in realtà desiderava assaporare ben altro. Non per qualche favore o perché fosse famoso. Semplicemente, sentiva il bisogno di toccarlo, sentire il suo corpo–anche se si fosse trattato solo d’inginocchiarsi davanti a lui sul pavimento freddo. Ma Jack aveva in mente molto di più. La sua bottiglia tintinnò quando la fece passare dietro di lei, posandola sul bancone di granito. Poi le prese una ciocca di capelli con la mano affusolata e abbronzata, appoggiandogliela sopra la spalla.


Il corpo di Marissa premette automaticamente contro il suo, mentre lui, avvicinandosi con il viso, eliminava la breve distanza tra di loro. Il cuore le batteva sempre più forte, con la consapevolezza che sarebbe stata baciata da lui… da quest’uomo che aveva risvegliato in lei desideri di una tale natura che non aveva mai provato in tutti i suoi ventidue anni di vita.


Quando lui abbassò la testa, sentì il sangue bollirle nelle vene per l’eccitazione. Le labbra di Jack sfiorarono dapprima le sue, accarezzandole dolcemente, e un attimo dopo la sua lingua s’insinuò nella sua bocca, togliendole il fiato. Dopo averla provocata mordicchiandole il labbro, la baciò profondamente, e la sua lingua si mescolò avidamente a quella di lei. Marissa non riusciva a definire con precisione cosa rendesse questo bacio diverso da qualunque altro avesse mai ricevuto, ma semplicemente non aveva paragoni.


 

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